Non so capire perché questo piccolo caffé mi piaccia tanto. E’ sporco e triste, triste. E non è che abbia qualcosa che lo distingua da cento altri: niente affatto; né si può dire che qui vengano ogni giorno gli stessi tipi strani che uno possa stare ad osservare dal proprio angolo riconoscendoli più o meno (piuttosto meno che più) decifrandoli. Ma, vi prego, non crediate che quelle parole fra parentesi siano una confessione della mia umiltà davanti al mistero dell’anima umana. Niente affatto; io non credo nell’anima umana, non ci ho mai creduto. Io credo che gli uomini siano come tante valigie: riempite di certe cose, spedite, sballottate, gettate in un angolo, posate pesantemente a terra, perdute e ritrovate, d’un tratto mezzo svuotate oppure stipate all’inverosimile, finché da ultimo l’Ultimo Facchino le scaraventa sull’Ultimo Treno, e filano via sferragliando… Ciò non toglie che queste valigie possano essere molto affascinanti. Oh, affascinantissime! E io mi ci vedo di fronte, come un doganiere…

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